Poetry slam 2011-Porto Recanati
U dente cariatu
la notte fu tutta’na pasciò
e non troaa ripusu lu purittu
pe’ lu dolore che je provocaa
un molare cariatu e ormai’n disusu .
Caminò tutta’a notte
Senza n’attimu de ripusu ,
maledicenno de vruttu e sovrattuttu
quillu tormendu c’u facia suffrì
come mai prima aia soffertu .
non c’era versu che putia troà
un rimediu p’avè ‘mbò de sollievu :
u cascè du medicu knappe ,
quattro o cingue vicchjrì de Sctocche ,
fumenno una reto n’andra
e sigherette de na semminana .
Gnende da fa’ ,
non c’era versu ar munnu
de potellu ddomà .
La musica durò pe’tutta ‘a notte
e ‘a matina , tuttu llambanatru ,
jera all’onne isctericu e ‘mbriacu
e mugugnaa come ‘n ca’firitu .
‘A moje se scvejò meravijata
de vedellu riduttu in quillu sctatu ,
ma non gne dette pisu , se stirò ,
po’jette scbadijenno là u vagnu .
-Che puisia! – penzò lu por’omu .
M’avesse dittu : -Va’ murì mmazzatu!-
avrìa pututo dà ‘na scpiegaziò ;
non ha zipatu mango pe’ discpettu!
Anzi , d’un trattu la sendii urlà de vruttu :
-E’ prondo o caffè?
Il dente cariato
Quella notte fu tutta un calvario
e non trovava riposo quel poveretto
per il dolore che gli provocava
un molare cariato in disuso.
Camminò tutta la notte ,
senza un attimo di riposo ,
maledicendo di brutto e soprattutto
quel tormento che lo faceva soffrire
come mai aveva sofferto.
Non c'era verso di poter trovare
un rimedio per avere un po' di sollievo :
il cachete del dottor Knapp ,
quattro o cinque bicchierini di Stok ,
fumando una dietro l'altra
le sigarette di una settimana.
Niente da fare ,
non c'era verso al mondo
di poterlo calmare.
Quella musica durò per tutta la notte
e la mattina , tutto stralunato ,
andava ondeggiando isterico e ubriaco
e mugugnava come un cane ferito.
La moglie si svegliò meravigliata
di vederlo ridotto in quello stato ,
ma non gli dette peso , si stirò ,
poi andò al bagno sbadigliando.
-Che poesia!-pensò quel pover'uomo.
M'avesse detto: - Va' a morire ammazzato-
avrei potuto dare una spiegazione,
non ha detto niente , nemmeno per dispetto!
Anzi , d'un tratto la sentii urlare di brutto:
-E' pronto il caffè?
CURRICULUM
Treiese (MC) , docente di Lingue e Letteratura Straniera , da sempre è grande appassionato di dialetto maceratese , di cui ha prodotto testi poetici e teatrali ad uso didattico .
Di recente ha iniziato ha partecipare a concorsi di poesia dialettale , conseguendo soddisfacenti risultati , come le segnalazioni di merito nel 22° Premio Letterario “ Varano 2010” e nel Concorso Internazionale “ Città di Ancona” ; vincitore nel 1° Premio “Agorà 1991”di Appignano (MC) , 2° classificato per il dialetto maceratese nel 23° Premio Letterario “Varano 2011” e 3° classificato al Poetry Slam 2011 di Porto Recanati indetto dall'associazione culturale “ Leopardian Community Coro a Più Voci” . Alcune sue poesie sono inserite in antologie dei dialetti marchigiani.
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3° classificato al Poetry Slam 2011 di Porto Recanati indetto dall'associazione culturale
“LEOPARDIANCommunityCORO A PIU' VOCI"
Le lengue
Do' te jiri , sinti parlà sgnereco.
Me pare de sentì lu poru nonnu
che faccìa nonnu sittere,
ma la lengua che me 'mbrava
era un miscto de italiano , ciargianese e tibetano.
“. . . cucchittu , cuccette jò.
Ma guarda 'mbò , si tuttu smocciolatu,
che ti si fregatu?
E passi passi . . . e che fa lu core de nonnu?
. . . bruttu 'mpestatu , discpittusu . . .
non me moccecà lu ditu!
Non toccà che è cacca . . .” e cusci via.
Adesso , capirete perchè me 'rtroo tando a disagiu
in quisctu munnu modernu.
Sa sa!
Dentro casa ce vole lu “compiutere” ,
da lu dottere te fai lu “cek-uppe” ,
contro li ladri ce vole lu “laser-line” ,
se voli magnà , combri lu “cis-burghere” ,
a la tivù guardi lu “talke-sciò” ,
a postu de li vagni , vai a la “toilette” ,
le persone importanti sono tutti “vippese” ,
'na notte speciale è 'na “noce caliente” .
Lo parlà de adesso è probbio sctrano
e me dispiace tando de non sapello usà.
Me che volete fa' , bisogna adattasse!
Io , cari signori , ho 'mbarato
ad usà soltanto 'na parola ,
conosciuta pure da lu sindacu de Piana.
Se devo di' de “scì” o anghe “va vene” ,
cerchenno n' bo d'effettu e pricisiò ,
dico “ OCHEI” !
Ah , che soddisfaziò!
Le lingue
Dove ti giri ,senti parlare strano.
Mi sembra di sentire quel pover'uomo
che faceva il nonno badante ,
ma la lingua che m'insegnava
era un misto d'italiano , ciargianese e tibetano .
“. . . cocco , accucciati giù.
Ma guarda un po' , hai il naso tutto sporco!
E pissi pissi che fa il cuore di nonno?
. . . brutto dispettoso . . .
non mordermi il dito!
Non toccare , che è cacca. . .” e così via.
Adesso , capite perchè mi trovo tanto a disagio
in questo mondo moderno.
Si sa!
In casa ci vuole il “computer”,
dal dottore fai il “check-up” ,
contro i ladri ci vuole il “ laser-line” ,
se vuoi mangiare , compri il “cheese-burger” ,
alla TV guardi il “talk-schow” ,
invece di andare al bagno , vai alla “toilette” ,
le persone importanti sono tutte “ VIPS” ,
una notte speciale è una “noche caliente” .
Il parlare di oggi è strano
e mi dispiace tanto di non conoscerlo.
Ma che volete farci , bisogna adattarsi!
Io , cari sognori , ho imparato
ad usare soltanto una parola ,
conosciuta anche dal Sindaco di Piana (frazione).
Se devo dire di “sì” o anche “va bene” ,
cercando un po' d'effetto e precisione ,
dico “OKAY” !
Ah , che soddisfazione!
Lu 'mbriacò
D'esctate o d'inverno
in autunno o primavera
non facii casu a' temberatura,
te arzavi sembre de von'ora.
Governavi 'e vacche,
cusctidivi i porchi,
facii tutte e faccenne
programmate de sera.
E quando a jornata finìa,
dopo cena,
jeri a lu vare per bere
e certo non te limitavi
a un vicchiere.
E verso le dieci,
tornenno a notte scura,
jeri verso casa
co' 'ncerta andatura.
Jeri all'onne tand'eri cunfusu
e a la Madonna della figuretta
parlavi un po' a casu
a modi sctrampalati ,
ma a core apertu:
<<Bona sera , Marì!
Tu si piena de grazia,
io so' pienu de vì.
Fijitu è mortu in croce,
fijimu è mortu in guera.
Simo du' famije scfortunate.
Bona sera , Marì!>>
L'ubriacone
D'estate o d'inverno,
in autunno o a primavera
non facevi caso alla temperatura,
t'alzavi sempre di buonora.
Governavi le vacche ,
custodivi i porci,
facevi tutte le faccende
programmate la sera.
E quando la giornata finiva,
dopo cena ,
andavi al bar per bere
e certo non ti limitavi
a un bicchiere.
E verso le dieci,
tornando a notte scura,
andavi verso casa
con incerta andatura .
Andavi all'onde ,tanto eri confuso
e alla Madonna della figuretta
parlavi un po' a caso
con modi strampalati,
ma a cuore aperto:
-Buona sera , Maria!
Tu sei piena di grazia,
io sono pieno di vino.
Tuo figlio è morto in croce ,
mio figlio è morto in guerra.
Siamo due famiglie sfortunate.
Buona sera , Maria!