GIANPAOLO RICCI . QUANDO IL DIALETTO...SORRIDE !

Poetry slam 2011-Porto Recanati Poetry slam 2011-Porto Recanati

 

U dente cariatu

 

 

 

la notte fu tutta’na pasciò

e non troaa ripusu lu purittu

pe’ lu dolore che je provocaa

un molare cariatu e ormai’n disusu .

Caminò tutta’a notte

Senza n’attimu de ripusu ,

maledicenno de vruttu e sovrattuttu

quillu tormendu c’u facia suffrì

come mai prima aia soffertu .

non c’era versu che putia troà

un rimediu p’avè ‘mbò de sollievu :

u cascè du medicu knappe ,

quattro o cingue vicchjrì de Sctocche ,

fumenno una reto n’andra

e sigherette de na semminana .

Gnende da fa’ ,

non c’era versu ar munnu

de potellu ddomà .

La musica durò pe’tutta ‘a notte

e ‘a matina , tuttu llambanatru ,

jera all’onne isctericu e ‘mbriacu

e mugugnaa come ‘n ca’firitu .

‘A moje se scvejò meravijata

de vedellu riduttu in quillu sctatu ,

ma non gne dette pisu , se stirò ,

po’jette scbadijenno là u vagnu .

-Che puisia! – penzò lu por’omu .

M’avesse dittu : -Va’ murì mmazzatu!-

avrìa pututo dà ‘na scpiegaziò ;

non ha zipatu mango pe’ discpettu!

Anzi , d’un trattu la sendii urlà de vruttu :

-E’ prondo o caffè?

 

 

 

Il dente cariato

 

 

 

Quella notte fu tutta un calvario

e non trovava riposo quel poveretto

per il dolore che gli provocava

un molare cariato in disuso.

Camminò tutta la notte ,

senza un attimo di riposo ,

maledicendo di brutto e soprattutto

quel tormento che lo faceva soffrire

come mai aveva sofferto.

Non c'era verso di poter trovare

un rimedio per avere un po' di sollievo :

il cachete del dottor Knapp ,

quattro o cinque bicchierini di Stok ,

fumando una dietro l'altra

le sigarette di una settimana.

Niente da fare ,

non c'era verso al mondo

di poterlo calmare.

Quella musica durò per tutta la notte

e la mattina , tutto stralunato ,

andava ondeggiando isterico e ubriaco

e mugugnava come un cane ferito.

La moglie si svegliò meravigliata

di vederlo ridotto in quello stato ,

ma non gli dette peso , si stirò ,

poi andò al bagno sbadigliando.

-Che poesia!-pensò quel pover'uomo.

M'avesse detto: - Va' a morire ammazzato-

avrei potuto dare una spiegazione,

non ha detto niente , nemmeno per dispetto!

Anzi , d'un tratto la sentii urlare di brutto:

-E' pronto il caffè?

    CURRICULUM

Treiese (MC) , docente di Lingue e Letteratura Straniera , da sempre è grande appassionato di dialetto maceratese , di cui ha prodotto testi poetici e teatrali ad uso didattico .

Di recente ha iniziato ha partecipare a concorsi di poesia dialettale , conseguendo soddisfacenti risultati , come le segnalazioni di merito nel 22° Premio Letterario “ Varano 2010” e nel Concorso Internazionale “ Città di Ancona” ; vincitore nel 1° Premio “Agorà 1991”di Appignano (MC) , 2° classificato per il dialetto maceratese nel 23° Premio Letterario “Varano 2011” e 3° classificato al Poetry Slam 2011 di Porto Recanati indetto dall'associazione culturale “ Leopardian Community Coro a Più Voci” . Alcune sue poesie sono inserite in antologie dei dialetti marchigiani.

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3° classificato al Poetry Slam 2011 di Porto Recanati indetto dall'associazione culturale

“LEOPARDIANCommunityCORO A PIU' VOCI"

 

Le lengue

 

 

Do' te jiri , sinti parlà sgnereco.

Me pare de sentì lu poru nonnu

che faccìa nonnu sittere,

ma la lengua che me 'mbrava

era un miscto de italiano , ciargianese e tibetano.

“. . . cucchittu , cuccette jò.

Ma guarda 'mbò , si tuttu smocciolatu,

che ti si fregatu?

E passi passi . . . e che fa lu core de nonnu?

. . . bruttu 'mpestatu , discpittusu . . .

non me moccecà lu ditu!

Non toccà che è cacca . . .” e cusci via.

 

 

 

Adesso , capirete perchè me 'rtroo tando a disagiu

in quisctu munnu modernu.

Sa sa!

Dentro casa ce vole lu “compiutere” ,

da lu dottere te fai lu “cek-uppe” ,

contro li ladri ce vole lu “laser-line” ,

se voli magnà , combri lu “cis-burghere” ,

a la tivù guardi lu “talke-sciò” ,

a postu de li vagni , vai a la “toilette” ,

le persone importanti sono tutti “vippese” ,

'na notte speciale è 'na “noce caliente” .

 

 

 

Lo parlà de adesso è probbio sctrano

e me dispiace tando de non sapello usà.

Me che volete fa' , bisogna adattasse!

Io , cari signori , ho 'mbarato

ad usà soltanto 'na parola ,

conosciuta pure da lu sindacu de Piana.

Se devo di' de “scì” o anghe “va vene” ,

cerchenno n' bo d'effettu e pricisiò ,

dico “ OCHEI” !

Ah , che soddisfaziò!

 

 

 

 

Le lingue

 

 

Dove ti giri ,senti parlare strano.

Mi sembra di sentire quel pover'uomo

che faceva il nonno badante ,

ma la lingua che m'insegnava

era un misto d'italiano , ciargianese e tibetano .

. . . cocco , accucciati giù.

Ma guarda un po' , hai il naso tutto sporco!

E pissi pissi che fa il cuore di nonno?

. . . brutto dispettoso . . .

non mordermi il dito!

Non toccare , che è cacca. . .” e così via.

 

 

 

Adesso , capite perchè mi trovo tanto a disagio

in questo mondo moderno.

Si sa!

In casa ci vuole il “computer”,

dal dottore fai il “check-up” ,

contro i ladri ci vuole il “ laser-line” ,

se vuoi mangiare , compri il “cheese-burger” ,

alla TV guardi il “talk-schow” ,

invece di andare al bagno , vai alla “toilette” ,

le persone importanti sono tutte “ VIPS” ,

una notte speciale è una “noche caliente” .

 

 

 

Il parlare di oggi è strano

e mi dispiace tanto di non conoscerlo.

Ma che volete farci , bisogna adattarsi!

Io , cari sognori , ho imparato

ad usare soltanto una parola ,

conosciuta anche dal Sindaco di Piana (frazione).

Se devo dire di “sì” o anche “va bene” ,

cercando un po' d'effetto e precisione ,

dico “OKAY” !

Ah , che soddisfazione!

 

 

Lu 'mbriacò

 

 

D'esctate o d'inverno

in autunno o primavera

non facii casu a' temberatura,

te arzavi sembre de von'ora.

Governavi 'e vacche,

cusctidivi i porchi,

facii tutte e faccenne

programmate de sera.

E quando a jornata finìa,

dopo cena,

jeri a lu vare per bere

e certo non te limitavi

a un vicchiere.

E verso le dieci,

tornenno a notte scura,

jeri verso casa

co' 'ncerta andatura.

Jeri all'onne tand'eri cunfusu

e a la Madonna della figuretta

parlavi un po' a casu

a modi sctrampalati ,

ma a core apertu:

<<Bona sera , Marì!

Tu si piena de grazia,

io so' pienu de vì.

Fijitu è mortu in croce,

fijimu è mortu in guera.

Simo du' famije scfortunate.

Bona sera , Marì!>>

 

 

 

L'ubriacone

 

 

 

D'estate o d'inverno,

in autunno o a primavera

non facevi caso alla temperatura,

t'alzavi sempre di buonora.

Governavi le vacche ,

custodivi i porci,

facevi tutte le faccende

programmate la sera.

E quando la giornata finiva,

dopo cena ,

andavi al bar per bere

e certo non ti limitavi

a un bicchiere.

E verso le dieci,

tornando a notte scura,

andavi verso casa

con incerta andatura .

Andavi all'onde ,tanto eri confuso

e alla Madonna della figuretta

parlavi un po' a caso

con modi strampalati,

ma a cuore aperto:

-Buona sera , Maria!

Tu sei piena di grazia,

io sono pieno di vino.

Tuo figlio è morto in croce ,

mio figlio è morto in guerra.

Siamo due famiglie sfortunate.

Buona sera , Maria!