IL RICHIAMO DEL MARE
DA CALCUTTA
Come sorella hai pianto
prigioniera di tutti i misfatti.
Ribelle per aspre e silenziose angosce.
-Hai giurato-
contro il male incurabile dell’uomo povero.
Sei arrivata qui formidabile e severa
ad abbattere transenne
con veli bianchi e azzurri.
-Hai beffato la morte-
La sua pelle gialla
i suoi occhi vitrei
il suo alito vuoto.
-Da sola con ceste pesanti-
e passo leggero
-di una fila d’uomini hai accolto il pianto-
e rotto i singhiozzi
-solo col sorriso delle mani-.
Così ti ricordo:
-un pane che sazia il cuore-
un luminoso barlume contro l’oscuro orizzonte
DALL’ALTRA PARTE DEL MONDO
Qualcuno ti darà
il rimpianto
come balsamo,
il ricordo come lanterna
dell’attesa
dietro la buia siepe
del sentiero
che hai molto
percorso.
Il confine è irraggiungibile
senza lucciole
a palpitare
il battito del cuore.
Imperdonabile la lontananza
del profilo dei monti
mentre cerchi
una sequenza
di luoghi per il sogno.
Nel mare aperto
gli occhi ,spalancati,
guardano la lontananza.
Perché ti senti
straniera dall’altra
parte del mondo?
Non riconosci il tuo costume.
Vuoto il teatro dove la tua voce
gioca con le distanze immaginate
e più non ti protegge nell’intimo.
IL CAPANNO ALLA DUNA
I sassi, soli,
hanno perduto il mare
traslucendo di desiderio.
Alla prima luna,
chiudono gli occhi
sparendo sotto i piedi.
Passa tra i cardi
un ramarro
e col fruscio verde
interrompe
le parole del mare,
sul pendio della mia duna
dietro il capanno.
Lì crescono
piccoli fiori gialli
resistenti al vento.
Non posso allontanarmi;
il cuore cammina dietro di me
come un gufo al mattino.
TRAMONTO A PENICHE
Un lungo incendio
di sangue rovente
e polveroso,
fino al bordo
della costa, alta.
Il sole si disseta
dell’onda lunga,
enorme:
dall’oceano beve
diamanti e acqua.
C’è un uomo solo
e la sua vela, perduta,
tra me e l’orlo:
e là si culla l’intero
universo.
Tutto è spaccato in due
da una striscia d’ombra
blu e bianca.
Anche per me un approdo:
mi vedo riflessa
in questo specchio
in frantumi.
AL BORDO D’AFRICA
Esploro orizzonti immoti,
sentieri battuti
da tempi lontani,
obbligati a restare solitari.
Segni permanenti di memorie.
Una ragnatela di scure
vergini in fila
con gli otri alle cisterne
in un mondo senza peccato,
senza ombre grigie
sulla polvere gialla.
Un lungo nastro di tante vite,
povere di senso e lì perdute.
Di lì è passata la tua veste
frusciante
e ha perduto un segreto:
la strada per giungere al pozzo.
E’ lì che finisce il creato
in un’alba disfatta
troppo vicina al limite
dove inizia il sorgere del sole.
Curriculum vitae e presentazione
Maria Grazia Pettorossi è nata a Portorecanati nelle Marche.
Si è laureata in architettura a Roma, vive a Bologna
Ha pubblicato nell’ottobre 2005 una prima raccolta di poesie “Tracce d’ombra, segni di luce” per le edizioni Pendragon con prefazione di Vincenzo Bagnoli.
Nel settembre del 2006 è risultata finalista con medaglia d’argento al “ Premio Letterario Internazionale Maestrale-San Marco“.
Nel 2007 è stata pubblicata nell’antologia “FARE,DISFARE,RIFARE”, edizioni Perdisa, con le due poesie sulle donne d’oriente: Storia di Marta e Storia di Maria.
Più volte recensita nella rivista”IL DOMANI”per la rubrica lette-
raria “L’Alfabeto di Atlantide”.
Nel 2008 è stata pubblicata nell’antologia “IL VIAGGIO” con la raccolta “Andante con moto”.
Sempre nel 2008 ha pubblicato con l’edizioni Pendragon il secondo libro di poesie “Viaggi di ritorno” con la prefazione di Salvatore Jemma.
E’stata pubblicata nella antologia “Isole d’infinito” a cura di
Novella Torregiani con tre poesie scelte.
E’risultata finalista con menzione d’onore per la poesia
“Una vela”nel concorso POESIA –ESTATE del comune di Porto Recanati
Edizione 2008 indetto dalla associazione” Coro a più voci".
E’ sempre risultata finalista anche nel 2009 con la poesia ”Profuga” nel concorso POESIA ESTATE.
Nel 2009 è stata pubblicata nell’antologia diretta da Maurizio
Costanzo “Poetando” con la poesia “Il volto dell’uomo”.
Nel 2010 ha ricevuto il quinto premio con la poesia”Disegno”al concorso:”Sempre caro” patrocinato dal comune di Recanati.