IPOTESI PER PUBBLICAZIONE 2012
dove
si posano
le ombre
ATTESA
Anche se l’anima è smarrita
sulle orme di passioni antiche,
un cosmo di luce si dischiude
da queste pareti di emozioni:
nessuno mai potrà spegnere un’attesa
appena sfiorata dentro amare stanze,
che il giorno rigenera alla notte
le ali spezzate al desiderio;
pure i frammenti senza nome sanno
il mistero di percorsi incompiuti.
Macerata 8.3.2001
POSTNATALE
Lucida è la notte del borgo telematico:
cieli di stelle intermittenti,
alberi di luci tremule di gioia
e stanze di doni appena consumati.
Un coro di bimbi fra i canali,
TG commossi dai poveri di turno,
reti che vendono climi di famiglia,
e-commerce per tutti i gesù da coccolare.
Ora si attendono i dati della festa,
statistiche cifre e bollettini:
è il sazio rito dei mercati,
termometro sensibile del welfare.
Se la fiducia sale a piazza affari,
grazie ai consumi dell’ultimo natale,
sulla grotta del mondo il lieto annuncio
appare via satellite dalla borsa valori di milano.
Macerata 25.12. 2000
FRAMMENTI DEL BORGO
Tra le mani
le immagini appena infrante
di un vaso di cristallo,
atomi di luce
raccolti ad uno ad uno
sul parquet.
Come in uno specchio si rifrangono
bagliori incompiuti
ed attimi delusi di magia,
stagioni ancora da fiorire
sui campi aperti
oltre le colline il mare.
Ma i muri opachi
risorgono e i silenzi
sulle persiane e le case;
tornano gli ambigui spazi,
balconi/appartamenti,
misure d’anima feriali;
le siepi alte
a definire
proprietà private,
primavere/autunni
gli alterni colori
di un quartiere.
In fondo al vicolo,
forse,
si rivela un cielo.
Macerata 25. 3. 2001
LAGUNA
Sono nato altrove,
oltre le voci del borgo
reclino sopra la costiera,
dove i balconi fioriscono
spazi di stupore
e le siepi nascondono orizzonti
per svelare un cielo.
Ed ogni sera indugio
nel tempo immobile
della mia laguna,
dove il fiume si distende
al sole del canneto
ed esita ancora
a diventare il mare.
Ma domani si annuncia
un giorno di neve
leggera sopra il davanzale:
ed anche se le stanze vestiranno
di luce dal mattino,
della spoglia laguna
sarà più caldo il mare.
Montecosaro 15.4.2001
NON MI BASTA LA NOTTE
Non mi basta la notte
a dare un nome alle stelle
ad una ad una;
non mi basta il pensiero
ad abitare spazi inestesi
oltre l’universo;
non mi basta la luce
a misurare istanti
che il tempo non contiene.
Io non ho mani
per dipingere il volto
d’una nostalgia abissale;
prigioniero del sole,
tra i coni d’ombra
d’un numero informe di galassie,
cerco un’orma di passi inattesi
fra le sabbie
di questo cosmo incompiuto.
Macerata 28.10.2001
BALCONE
Il mio colore leggero
stamane
impalpabili refoli d’aria
e gocce sospese d’autunno,
che piano
s’insinua dentro le mura,
in questa incompiuta anima
della città,
rapita ormai dalla nebbia:
appena un vicolo chiaro, un angolo,
forse indolore,
balconi, persiane mai chiuse,
un brivido di ali sui tetti;
e torno fra le pareti
ancora fresche di tempere d’altri,
a dipingere solo emozioni
parole colline
campi di sole freddo sul mare.
Macerata 17.11.2001
NOTTE DI SAN LORENZO
ed io non so dire alla notte
un desiderio una parola un sogno:
ancora un anno privo d’ambizioni;
e ad ogni luce che trafigge l’orizzonte
mi trovo con le mani vuote,
libero ormai per la speranza nuda,
dinanzi l’estrema chiarità
che viene dall’abisso primordiale.
Macerata 17.1.2002
GRIDO
Ho nell’anima il grido e la ventura,
il silenzio dei secoli
che geme in fondo alla mia sera:
libera il vento della notte,
la brezza che sale
oltre la scogliera;
libera la voce della selva,
quando scendono le ombre
sulla terra inerte.
Solo l’antico oceano
sa il lamento di un abisso
che non ha confini.
Civitanova Marche 25.9.2002
VOLTO DI LUNA
Volto di luna, che traspari
da ricami di nuvole
in volo sopra la collina,
come grande è la notte
che ti ammanta
povera di stelle
e tradisce il sorriso di luce
nato alla sera
trepida sul mare.
Come lontano è il cielo
quando trascolori,
sentinella del giorno
libera e sola,
nella danza
immutabile del tempo:
gelida icona che seduci
dagli occhi d’ombra
alta sui monti.
Macerata 12.11.2002
Quando apparirà
la prima luce
sarà l’eterno.
Prendi il tuo agnello,
pastore degli esseri e corri:
le nostre cornamuse di gioia
rideste dall’attesa
troveranno la strada nella notte,
inebriate al sapore dell’annuncio.
saremo
alla sua tenda.
Macerata 25 dicembre 2002
VENTO D’AUTUNNO
Il canto flebile del bosco
l’ultima luce
oltre la collina,
stormi di foglie
in volo
sopra il marciapiede
e brividi di sole
fra i rami
caldi di colore:
ali di vita
esitano in seno,
sui passi rapidi la sera.
Abbazia di Fiastra 6.1.2003
DANZA LA NOTTE
Sciami di stelle danzano la notte
il silenzio invisibile dei mondi:
danzano
figure effimere del cosmo
sulle ombre dell’abisso primevale.
in vortici inattesi di materia,
attimi
eterni che dal nulla nascono
all’ultima armonia dell’universo.
Danza la notte di spazi siderali,
frammento disperso d’infinito,
di lucide inquiete geometrie
l’estrema nostalgia del giorno.
Macerata 2.2.2003
SOLO MADRE
Ti sentivo eterna,
ora che gli anni indugiano
oltre i cancelli del cortile,
sul prato sempre verde
e i vasi dai fiori di stagione.
Ti pensavo immortale,
come l’ulivo del giardino,
raccolta ormai nel desiderio
di spargere la vita ed il sorriso
stretto nelle mani stanche.
Ti sapevo presente,
discreta come il vento
leggero lungo la vallata
e il fiume libero e vicino
che mormora tra i giunchi.
Ora sei solo madre,
inerme volto di pace,
dono e silenzio aperto
sulle acque che piano
si fondono con il grande mare.
Montecosaro Pasqua 2003
a mia madre malata terminale
PENSIERI NOMADI
Nuvole bianche sopra la scogliera,
sulle onde un volo raso di gabbiani,
pensieri nomadi lungo la battigia:
del tramonto che sfiora l’orizzonte
e colora di noia il lungomare,
di tanta sera che fa più solo il cielo,
appena un’ombra si distende
sul campo dei girasoli ormai reclini;
e il chiarore avvolge la marina
i castelli di sabbia sulla riva
un velo ribelle di passione
che, inatteso, fa più vero il cuore.
Civitanova Marche 1.5.2003
VIALE DEI PLATANI
Le ombre che i platani
distendono lungo il marciapiede
non sanno la nenia che la sera
il vento dondola
ai campi fino alla marina;
e quando fra i rami scende
il silenzio magico dei nidi
muta è la brezza che dal molo
sussurra ai prati
memorie d’oltremare.
E l’anima del giorno si ritrae
fra i vicoli del borgo antico,
lontano l’effimera cura delle cose,
il vortice delle auto lungo il viale,
il cuore economico, la city.
Civitanova Marche 27. 6.2003
PRIMA LUCE
A quale soglia
di ambigue chiarità,
a quale balcone di stupore
sporgermi non oso,
rapito ormai
in un tunnel di luce
lungo spazi inestesi
che sbocciano dal nulla,
colori informi, immagini
da un magma primordiale,
orme d’ignoto sorprese
in segmenti di incompiute fughe.
Macerata 25.7.2003
PINO MEDITERRANEO
che vive ricurvo lungo il litorale,
le braccia scarne a mendicare
un sole verso la collina,
sa il vento freddo dei Balcani
che brucia le dita di aghifoglie:
bellezza estrema,
residuo grido dalla terra al cielo,
forma essenziale
al nostro immaginario quotidiano.
Ora hanno messo a dimora
nuove specie arboree
nel camping che recinge
il tempo libero di fine settimana
e un’ombra d’altri avvolge
la festa oraria del popolo gitano:
alberi d’alto fusto
anime sospese sopra le piazzole,
figura effimera
di un rito ormai da consumare.
veste di noia il lungomare,
un prato di foglie
è il camping dei salici piangenti
e il vento amaro
che sibila tra i rami
mormora ai chioschi
pensieri di un popolo feriale:
pino del mare, immobile,
le mani levate ad invocare.
Porto Recanati 7. 8.2003
E’ l’ora
di prendere il largo
da questa lucida sera,
dal seno di mare
che approda
fra vicoli d’ombra,
una goccia di perla
negli occhi
dell’ultimo sole,
le reti del giorno
le barche
inutili sull’arenile.
Parole sommesse
di un’onda
più piana sul molo,
il faro i gabbiani
custodi
lontani in attesa,
un alito freddo di luna
sui remi
la notte senza confini.
Lerici 4.10.2003
GUARDIANO DEL FARO
Non ci sono più luci
che cullano i remi,
sentieri di luna
volubili
come la notte,
lo specchio di un’onda
fra inquiete
pareti di vento,
un seno d’anima,
dopo tanto mare.
Fra queste mura
d’assenza
la trama delle ore
che attende
il guardiano del faro.
Portovenerei 5.10.2003
FOGLIE D’AUTUNNO
Foglie d’autunno
cadono leggere
sui passi del giardino,
ombre d’anima
che tornano
alla terra madre:
fra i platani
vagano deluse
effimere forme di colore,
i rami levati
alla nuda chiarità serale,
le fredde radici nella notte sola.
Abbazia di Fiastra 30.11.2003
DOVE SI POSANO LE OMBRE
Dove si posano le ombre
che al tramonto
s’allungano oltre il molo
e il coro dei nidi
che si spegne
sul tiglio appena è sera?
dove il profumo di robinie
che seduce
il parco a primavera
e i colori che vestono
d’autunno
il bosco di faggi e ippocastani?
Forse le siepi di prunalbo
in festa
nei campi ormai rinati
sanno il mistero di un cosmo
che si compie
quando ritorna al suo principio,
forse in seno alla morte
si rivela
il volto di una vita nuova
e questo ambiguo dramma
annuncia
una forma una bellezza antica.
Macerata 1.12.2003
Un altro giorno
uno stupore antico
si dischiude
sulla tela di campi e casolari,
appena dipinta di mattino:
e colline di luce
invadono la stanza
ancora sopita di colori.
Si tinge di una vita nuova
il sorriso leggero
dell’aurora,
orma dei sogni,
libero spazio di emozioni:
un soffio d’anima,
una forma
che nasce oltre il mio confine.
Macerata 14.2.2004
ANIMA DI LUCE
Un’anima di luce
indugia
fra le pagine di vita quotidiana,
mentre dissolvono
immagini e colori
in una solitudine polare:
incontro a Te,
ora che vuota
è la stanza di pensieri amici;
ai campi rasi
da un soffio di sole a tramontana
lascio l’ombra fedele che mi insegue,
distesa in un prato di silenzio
alto
sopra la pianura,
un raggio effimero d’aprile
infranto tra le robinie
gravide di fiori.
Davanti a Te,
quando immobile è la brezza
fra la terra e il mare
e una penombra inquieta
trascorre
lungo il fiume,
immerso
nel sonno vivo delle cose
che avvolge in una notte sola.
Macerata 8.3.2004
.
TEMPORALE ESTIVO
Occhi di nuvole ribelli
sui prati di silenzio
i campi di grano i girasoli
e vortici di petali rapiti
alle siepi dense di paura.
Bagliori d’ansia all’orizzonte.
Un brontolio di noia
glissa ai filari di vigne ed uliveti.
Le gocce violente della sera.
E un cielo di stupore torna
fra i cirri di sogni ed emozioni
sospesi dietro il casolare;
balconi di luci solitarie;
un volto appena osato
le mani oltre le persiane.
Macerata 8.7.2004
UN RAMO
Solo i gabbiani
posano leggeri,
le ali controvento,
sulle onde di maestrale;
fra le braccia violente
del mare
un ramo smarrito
un volo franto di rondone.
Civitanova Marche 9.7.2004
I.
LE COLLINE IL MARE
OMBRE DI PRIMAVERA
In un velo di nuvole
distesa è la corona dei monti
sul cuore del mattino:
anche il candore della neve
si nasconde
agli occhi della prima luce.
Non so dove sbocci
ai pascoli dell’altipiano
la primavera fiorita di colori,
se il dono che annunci dall’aurora,
con mani d’ombra,
avvolgi ogni giorno di mistero.
San Liberato 31.8.2004
Dove volano le lucciole
sospese tra i rami del giardino
e le stelle nate alla notte
in fuga prima dell’aurora?
Forse la brezza che dal mare
solleva le ali della sera
le rapisce ai prati di silenzio
confuse tra i sogni più leggeri.
Forse la luna, che sorride
ai passi alterni su per la collina
e all’immobile andare sopra il cielo,
oltre il buio le guida, oltre la paura.
Eppure senza la notte
non ci sono le lucciole e le stelle
e senza un volo gravido di luce
non c’è più cammino.
Macerata 27.9.2004
ECLISSI
Un grido inerme di gabbiani
sopra la scogliera;
fra le onde sospesa
è la penombra muta di lampare.
Nell’aria di resina
il fremito opaco di pineta,
il sibilo dei giunchi
oltre la palude.
Svaniscono le forme
sinuose delle mie colline:
nel grigio chiarore
il volto inerte delle cose.
Troppo breve è questo sole
che muore alto nel cielo
e vuota è la clessidra
che palpita di attesa:
non ho più gli occhi
per vedere il mare,
quando i raggi tornano
obliqui a fugare la paura.
Oltre lo spazio effimero
cerco la luce ed il colore:
so di una vita che viene
su l’orma mortale delle ore.
Porto Potenza Picena 4.10.2004
PARCO D’INVERNO
Si vive sempre da soli
questa opaca morte dal tempo,
un silenzio freddo che disperde
i colori di stagioni amiche:
nell’ora che si nega il sole,
insegui almeno una parola
un’orma che insieme ci conduca
oltre i muri alti del parco.
Macerata 2.11.2004
NINFEE D’AUTUNNO
Un refolo di luce dietro la collina,
i passi obliqui del tramonto,
viali di parole opache;
forse è la luna fredda d’oltremare
a tingere d’autunno il cuore del giardino
il prato di foglie i rami l’altalena
un lago informe di memorie
negli occhi bianchi di ninfea
il desiderio il sogno:
immagini senza divenire
e nudi riflessi primevali,
lo specchio di narciso solitario.
Macerata 24.11.2004
CONO D’OMBRA*
Come freddo è questo cono d’ombra
che obliquo si protende sull’oceano
a velare una presenza inquieta!
anche i muri di luce che innalzo
a metafora di un cosmo razionale
disegnano solo una fisica d’automi
aperta su abissi di caos e/o di mistero:
“sono doglie del parto d’una terra madre
che genera alla forma della vita piena!”
ma c’è Qualcuno che plasma (e come?)
l’immane divenire di un mondo
che si espande oltre la figura del presente?
e quale futuro ha la vita di ciascuno
(cuori di carne travolti da tsunami)
in questo universo che si evolve?
Dall’onda che scuote questa sabbia umana,
ribelle ed insieme responsabile,
pastore della nuova creatura che saremo,
si leva una infinita nostalgia
dell’Alfa e dell’Omega del Tutto,
l’affranta speranza di Colui che viene.
*meditazione sullo tsunami
Macerata 26 1.2005
D0PO AUSCHWITZ*
Anche se non so nuotare
vorrei tanto attraversare il mare;
non ho le ali per volare
eppure mi immagino a planare sopra la vallata;
non so suonare il piano
ma le dita mi fingono pianista di melodie mai scritte;
e non ho memoria dei sogni della notte
ma nascono ancora a frotte le emozioni:
non posso più credere ad un ‘Onnipotente’
e mi trovo a sperare contro la speranza.
Macerata 27. 1.2005
*per la memoria dei lager, dei gulag, delle foibe
GIARDINI D’INVERNO
Le ombre
che vestono di freddo
i passi del giardino
non nascono oltre i cedri pensosi
in cima alla collina:
tra i rami nudi e i petali reclini
è il cuore opaco della sera.
Al di là dei cancelli,
che in seno
racchiudono parole amiche,
la memoria l’orma il desiderio:
e gli ultimi bagliori
radenti sui campi di grano e gli uliveti
distendono un’eco leggera fino al mare.
Ora la notte
che cela i suoi colori
agli occhi del cammino
attende con ansia la voce della luna:
non ho più sogni tra le mani
non ho più paure,
solo una brezza di libere emozioni.
Macerata 8.3.2005
SERA DEL PARCO
All’angolo del parco
riposa la casa dei bambini:
una pausa di silenzi amari
ai giochi stanchi del giardino.
Forse domani tornano le voci,
sul prato, sopra l’altalena
che dondola di noia
ombre impalpabili di sera.
Tra i rami freddi del tramonto
pulsa segreto il desiderio,
il lucido spasmo
di una vita nuova.
Macerata 18.3.2005
SALMO DI PASSIONE*
La tua casa mi avvolga di tepore,
quando sento la fatica di vivere,
come un grembo di donna
culla il sonno del bambino;
la parola di vita mi ridesti
dalla morte che mi nasce dentro,
come il vento che la sera
si leva dal lago verso la radura.
Le tue mani si posino leggere
sulle piaghe che segnano la carne,
come rugiada che la notte
ristora le foglie del giardino;
e la tunica intrisa di passione
rivesta il freddo della mia paura,
come fiori che ammantano di luce
le siepi e le spine di prunalbo.
I tuoi pani diventino una mensa
per il volto smarrito della folla,
come briciole di madre
al nido che pigola di fame;
i tuoi occhi nella mia prigione
oltre i sassi che lapidano il corpo,
come il sole batte dall’aurora
alle porte in attesa o ancora chiuse.
E l’acqua attinta dal tuo pozzo
estingua la sete senza fine,
come pioggia invisibile che cade
sui gigli del campo e sul deserto.
*meditazione sulle ‘opere di misericordia’
Macerata 28.3.2005
TU SEI IL SILENZIO E LA PAROLA*
Tu sei il silenzio e la parola,
l’inquieta assenza che abita fra noi,
il volto ineffabile dell’altro;
sei l’abisso dell’essere nel nulla,
il velo invisibile dell’assoluto,
l’eterno che nel tempo si dipana;
sei la luce che abbaglia la mia notte,
la vita che nella morte si rivela,
la via che all’infinito trasfigura in meta;
sei il fiore che si eterna in seme,
il gemito primo ed ultimo dell’universo,
la sponda inarrivabile del grido umano;
sei la bellezza incontenibile del mondo,
il tutto che il frammento non comprende,
la pienezza oltre il cosmo che si espande;
sei l’orma che viene dal profondo,
l’icona invocata di un’immane attesa,
la ricerca la sete il desiderio;
sei il dono che di noi ha bisogno,
il sublime che nasce dall’assurdo:
sei lo stupore l’estasi il mistero
* “Deus coincidentia oppositorum”
(Niccolò Cusano)
Macerata 28.4.2005
PER PIANO SOLO
L’ombra ricurva sopra la tastiera
le mani sospese ad una pausa immensa:
istanti rappresi in una dissonanza eterea
sul pianoforte denso di incompiute fughe.
Concerto senza nome, senza parola,
da un pentagramma che non ha più mèlos,
neppure un leitmotiv una memoria,
solo l’ultima nota che oltre il rigo si distende.
Macerata 17.5. 2005
UN VOLTO DI COLORI
Un volto di colori ebbro di sole
al balcone vestito arcobaleno,
al vento nomade ai campi ai casolari
al verdazzurro della mia vallata.
Un rapido guizzo di rondone
su le rughe del bosco e la collina,
il primo volo trepido fra i rami,
un nido inerme nel prato.
Abbazia di Fiastra 25.6.2005
AGENDA
Pagine al vento
avanti indietro
a scarmigliare
brani di vita quotidiana:
fogli di cose
- fare, comprare -
segni feriali
dalle otto alle ventuno.
Non c’è memoria,
neppure in interlinea,
di sogni paure
ed ambizioni;
fuori agenda
la folata inattesa
che chiude
il mio ‘quo vadis’.
Macerata 5.10.2005
LE OMBRE
Le ombre
che tornano la sera
nel cortile di voci ed altalene
hanno il volto dei sogni
dipinti dall’aurora
nel puro spazio di colore
disteso fra le colline e il mare.
Anche la luna
pendula fra i rami del giardino
sorride alle ultime emozioni
che magiche s’accendono
tra pareti di vita
memorie d’altro
parole ed illusioni.
Non ho più tempere
nel mio atelier
per tingere di luce
le orme della notte;
sul limitare inquieto dell’anima
guardo negli occhi
il silenzio che viene di lontano.
Macerata 19.10.2005
FIORI DI FUCSIA
Un ramo di colori rosa e bordeaux
ho divelto
tra refoli d’autunno
al davanzale dei monti Sibillini,
per donare vasi di talee
ai balconi di nebbia
che la sera
aspettano la luna pellegrina.
Che i fiori di fucsia
segnino alla notte
il cuore del cammino?
macchie di luce
immagini di eterna primavera
agli occhi nomadi
e pensosi
che cercano lontano.
Macerata 5.11.2005
SULLE ACQUE
Su i remi
si posano leggere
le ombre della sera,
oltre
l’ultimo velo di colori
il volto della notte vasta.
Cerco l’orma
che ti ha reso vivo
sulle onde
che danzano lungo la marina
al passo inatteso
di una nostalgia che sale.
Io so
i naufragi della mia ventura
le rotte
perdute in lucide illusioni
i mari
osati soltanto al desiderio.
Sulla sponda
di un oceano ignoto
l'approdo
che nasce dall’abisso
il mistero
che viene sulle grandi acque.
Civitanova Marche 26.2. 2006
QUI SI CONCLUDE LA PRIMA PARTE DEL NUOVO VOLUME DI
GIAN MARIO MAULO: LA MEMORIA MI DICE CHE SI DEVE FARE STOP.....
§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
... la luna fiorirà di sogni
liberi d'essere
nel seno della notte ...
G. M . Maulo
TENDA DI LUCE
Tu non abiti
la casa delle mie parole,
tenda di luce
piantata
fra le dune del silenzio.
Tu non sei
l’icona vestita di colore,
volto nascosto
oltre lo sguardo
l’attesa il desiderio.
Tu non sei
il cammino segreto della vita,
pellegrino
di un cosmo
violato dalle nostre mani.
Tu non sei
il sospiro che viene dal futuro,
grido represso
da una trama
tessuta di passioni.
Tu non sei
la forma che plasma l’in- finito,
straniero
che non ha una pietra
dove posare il capo.
Tu sei
il Vivente,
il segno dell’uomo
che nasce oltre la morte,
il punto Omega oltre l’universo.
Macerata 17 maggio 2011