L'ARTE DONATA
Voleva
Volevo mi disse sedendomi vicino
Volevo,continuò sussurrandolo piano
Volevo, così cominciò il suo cammino:
volevo guarire la mia depressione
allontanandomi dai ricordi amari
di un’infanzia e un’adolescenza
vissuta accanto ad un padre-padrone;
volevo reagire alla disillusione
di un matrimonio nel quale avevo riposto
la speranza di un futuro migliore;
volevo sfuggire all’ ignoranza
che genera dolore
e alla sapienza
di chi crede
di non aver più nulla da imparare;
volevo lasciare il palco d’onore
a colei che predicava
l’odio e il rancore
e abilmente li mascherava
con la veste della ragione;
volevo trovare
nel mondo reale
amici sinceri
capaci di profondi pensieri.
Volevo volare
e invece mi sentivo morire.
Volevo disse coprendosi il volto con le mani
volevo pensare positivamente al mio domani.
La guardavo intensamente
e ascoltavo impotente
quel canto di dolore.
Nel silenzio trascorsi le ore.
Finalista al concorso “speciale donna 2011” indetto dall’associazione MAREL in collaborazione con biblioteche di Roma e provincia di Roma.
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Il burbero inverno
Racconta neve,
scriverò sul quaderno
la storia bizzarra del burbero Inverno
“ Arrivò preceduto da un’aria sottile
spodestando dal trono Autunno gentile.
Tolse l’oro dalle chiome dei faggi,
al freddo e al gelo chiese d’essere suoi paggi.
Tinse di grigio gli istanti dei giorni con bravura,
al sonno ordinò di avvolgere l’intera natura.
Gli uomini appesantì di acciacchi e malanni,
rese la vita più ricca d’affanni.
Poi una notte fece un sogno ammonitore che scalfì la durezza del suo cuore.
Vide distesa sulla terra indurita,
una fanciulla di fiori inghirlandata,
smunta, avvizzita, dall’aria malata.
Chiese allora al sole di allungare le ore,
di riscaldare la terra con il suo calore.
Lentamente Inverno allentò la sua presa
e lasciò che Primavera sbocciasse fra la di tutti sorpresa”.
ROSE
JOHN
Il Tempo Perso
Assopita giacevo
nei sotterranei della anima
quando il pianto sommesso
della ragione mi svegliò
dal lungo sonno
e accanto a me rinvenni
il corpo esanime del Tempo Perso.
Seduta di fronte a me
la razionalità mi invitò ad agire,
ad alzarmi in piedi
a ricominciare a camminare.
Cautamente mi accompagnò
lì dove avrei potuto capire
perché nella seduzione del sogno
avevo rinunciato anche a sentire.
Mi fu chiaro
che avevo tentato un riparo
contro il gelo delle tue parole,
che mi ero rinchiusa in esso
per affrontare
il vento impetuoso del tuo umore,
che avevo risposto con il silenzio
al rumore di chi come te
non voleva imparare ad ascoltare.
Addormentandomi avevo pensato
di sfuggire all’aridità del tuo cuore
che soffocandomi si attorcigliava
intorno ai rami del mio dolore.
l tempo perso: finalista al concorso il Federiciano 2011 indetto da Aletti editore e città di Rocca Imperiale.
Ricordi madre...
Ricordi, madre,
pomeriggi assolati
tra tende di bianco
cotone
mosse dal vento di maestrale:
profumava il gelsomino in fiore,
e silenzio e canto di cicale.
Ricordi, madre,
lunghe giornate a contemplare
gli umori cangianti
del mare,
la bellezza dei suoi colori,
e ascoltarne suoni, accettarne doni.
Ricordi, madre, sensazioni d’autunno
aria lieve d’imminente inverno
e il rantolar dell’acqua
giù per la grondaia
e l’odore del pane sfornato,
nel telo, sotto la piattaia.
Ricordi, ancora,
giorni lunghi d’inverno,
tacita neve
di fine cristallo
e la pace del focolare,
e le storie da raccontare.
Ricordi, madre…
Ricordi Madre: opera selezionate nell’antologia Diglielo al vento-Donna in poesia- versi al femminile Associazione culturale Darmatan- progetto Flanerì
Se tu tornassi
Se tu tornassi adesso
vedresti Autunno
giocar con le foglie,
Rugiada bagnarle al mattino,
Pioggia scuotere l’aria silenziosa.
Se tu tornassi,
vedresti rondini migrare
e luce declinante
filtrare attraverso mutate chiome.
Passeggeremmo insieme nel bosco
tenendoci per mano
tra l’oro dei faggi
e rosso degli aceri.
Come bambini
ascolteremo echi di fiabe
danzando al suono del vento.
Se tu tornassi,
intreccerei gemme tra i capelli,
scioglierei lacrime,
dipingerei sorrisi,
nell’aria spargerei odore di zenzero
e cannella
...se tu tornassi.
Assenza
Avvolgi sera tra braccia scure
la pallida luna
sovrana di ogni malinconia
Nel vasto silenzio,
sotto fronde fulgenti di stelle
ascolto sussurri di vento,
e rumore di mare lontano
Stringo fogli nella mano
ne inspiro l’odore
e nella quiete lentamente
pronuncio il tuo nome:
-Ti amo- mi scrivevi
-come un giardino ama il sole,
come un fiume ama la pioggia
come un’onda che accarezza la spiaggia-.
Una stanza vuota è la tua assenza,
dolore sottile che lacera il cuore.
O notte, aggiungi
minuti alle tue ore
e io le riempirò di sogni...
Malinconia d’autunno
Aria fresca e sibilante
lieve sussurrare di venti
nuvole bianche, erranti,
disegnano mutevoli figure
tra brandelli di cielo azzurro.
Cammino sola
tra vigneti fiammeggianti,
sentieri d’autunno,
arcobaleni
di colori caldi.
Nei pressi di
una vecchia casa colonica
ritorno con la mente
ai luoghi dell’infanzia :
risuona l’eco della giovinezza.
Malinconia D’autunno on line sul sito www.flanerì.com
Inedite Assenza e Se tu tornassi