POESIA E' VITA
LA MIA POESIA E' :
l'anima dell'autore posta sui fogli bianchi,
carta che si anima di teneri momenti di gioia,
di passione,di amore e disperato dolore,
carta che si colora di tutto ciò che è fermo
e che per magia prende vita,
è l'anima che si nutre della grandezza della natura
che dona all'autore la percezione dell'emozione.
E SCRIVERE E' :
desiderio di comunicare e trasmettere emozioni,
liberare il pensiero per alleggerire la mente,
curare il dolore dell'anima che fa star male anche il corpo,
acutizzare i sensi per non perdere le bellezze della vita.
SCRIVERE per me è VITA !
TERRA
Un immenso spazio
dove il mio corpo si perde
ed i pensieri si rincorrono.
Ombre di alberi maestosi
e grida di fanciulli
e odori forti
che stordiscono i sensi
e colori :
rosso,giallo,arancio e turchese.
E l'amore puro che non chiede,
che aspetta,
che silenzioso vaga
sulla terra di nessuno.
Sono nata a Corridonia 01/06/1960
e vivo a Colbuccaro con i miei due figli.
Quando si copre il sole
e il grigio entra nella pelle
e cammini
per non sentire freddo,
per non restare nella via,
il pensiero va nella terra
dove il sole accarezza,
le onde fanno leggero il corpo
e le ali del gabbiano
fanno sognare di volare.
Quando la pioggia
poi bagna il corpo
e sei stanco di fuggire
la lasci cadere.
COME ROSA ROSSA...
Sei regina,
rosa tra i fiori,
petali rosso velluto
ti vestono
e affogano i miei sensi.
Sei fata,
turchina nei sogni,
bacchetta magica
che ruba nero
al mondo mio.
Sei lago,
specchio per i miei occhi,
acqua dolce,
spazio dove ti posso trovare.
Colomba in volo,
che al nido sempre torna.
Sei spiaggia dorata,
ove metto il corpo mio,
fermo lì a riposare.
Sei mare
cielo
e stella
e luna piena
che riflette sul mare.
Sei nel cuore
e nell ' anima...
Regina, rosa rossa,
tra fiori infiniti :
la Regina!
NEL SILENZIO
Nel mio silenzio
odo il pianto,
scorrono nella mente
immagini
colorate di dolore
e lacrime nascoste
mi bagnano l'anima
che era fuori
nel mondo ad asciugare.
DONNA
E' solitaria,
povera d'amore,
fredda nella mente
che non chiede
e stanca nel corpo
che vaga assente.
E' ombra
che si spegne
quando il sole alto
brucia la pelle
e goccia
che al cielo ritorna,
fiaba raccontata
e dimenticata,
traccia sulla sabbia
dal mare rubata.
Onda impetuosa
che sulla terra
poi ritorna.
LA TUA FAME
Continuano
i tuoi occhi
neri come ebano
a fissarmi.
Seduto
sulla terra infeconda
mostri il ventre
che malato
esce dal corpo.
Allunghi la mano
vecchia di pelle
e implori perdono
se tua è la colpa
ed io continuo
a guardare.
Io che non ho
la tua fame
ora piango,
piego la testa
e sogno di volare.
Giungo fianco a te,
ti metto sulle ali
e ti porto via...
via con me
dove c'è pane
per te
e per me.
NON SENTO
Non sento,
non si lacera la carne,
non piangono gli occhi,
il respiro è fermo
ed il cuore smette di far rumore.
Non sento,
solo il pensiero corre veloce
e le immagini che si intrecciano
come vortice mi fanno cadere.
Non sento,
poi lontano il vento chiama
ed io inizio a respirare.
Sibilo che si fonde col mio lamento,
straziante suono che fa sorde le orecchie
e non tace e mi porta al mare
dov'è seduto sulla sabbia
fermo il pescatore.
Dove un tempo remoto ho camminato
sulle onde vicina a te che ho perso,
e potevo sentire il tepore della tua mano
che con una carezza mi toccava il cuore.
Dove i miei passi erano al fianco tuo
e i fanciulli al mattino giocavano
sulle nostre tracce lasciate sulla sabbia.
Ora che cammino sola fino al molo,
si perdono le orme a fianco dello scoglio
accarezzato dall'onda e...
non sento...
TI LASCIO ANDARE
Ora s'infrangono
onde spumose
colorate di luna
di bianco
e parlano
al cuor mio stanco.
Forte il vento
mi copre il viso
di fragili capelli
e tu girato di spalle
allontani il corpo
ed io ancor piango.
Uno a uno vanno
i passi tuoi pesanti...
rumore sul cemento
che mi ferisce
l'orecchio.
Sposto il corpo,
smetto di ascoltare
e torna lo sguardo
al mio mare...
Solo ti lascio andare
e dalle onde
mi faccio cullare.
APRI GLI OCCHI
Uomo sciogli la benda
e guarda il lago
che muore,
il fiume
che avvelena il mare,
i pesci
che soffrono a respirare.
Guarda l'erba
che non ha colore,
la vegetazione
che lenta muore,
gli uccelli migratori
che hanno smesso di tornare.
Sciogli la benda
che devi vedere.
Ricorda che fanciullo
riempivi d'acqua le mani
al fiume per bere
e la nonna sui sassi
metteva candido bucato
e d'arrosto di pesce
l'aria si profumava
Guarda
e ferma la distruzione...
...se potesse anche tuo figlio
bere al fiume
e le farfalle
potessero danzare
tra orchidee e gigli selvatici
e uccelli intonare un coro
su rami di querce secolari
e se un martin pescatore
sulla riva potesse saltellare
e l'airone, lavate le ali,
volare...
se...
L'OPERA PRIMA DI ELZIDE