NON MOLLARE !!!!!
QUESTA VITA
Questa vita, io penso, è data come attesa,
tanti godot a miliardi, senza resa,
chi più vile chi più indocile e attivo, ma pesa
sulla conta ansiosa dei minuti
la ricerca - tra speranze e sogni illusi,
nella luce del nulla - degli amici perduti.
Conducili per mano, nel vento più arioso,
tu che ti celi ma sentimento sei di vita
e di speranza, conducili tutti alla tua mano
e noi anche, briosi cuori distolti dalla luce,
noi immersi in una nebbia antica,
prega per noi in questa notte amica.
Amore, tu mi tieni a questa vita,
più dell’aria, mi ricrei, più del sonno,
dell’acqua che disseta nel deserto
dei giorni senza te e senza senso. -
Sei tu che metti in fuga la paura
di un futuro senza gioia e senza vita,
nel tempo che resta prima che sia finita.
.
SANTI CICALA
SANTA TERESA DI RIVA( MESSINA)
email santi.cicala@libero.it
AMICI
Voi ricordate quelle sere insieme,
le sere a cena o in calde pizzerie;
dove sarà stato il nostro incontro
il primo ma anche tutti, tutti gli altri
in posti diversi e diverse città;
a Roma, per esempio, fu forse
al Pantheon forse piazza Navona,
in sere d’estate tra giocolieri
e mimi, festanti venditori, di quadri,
miniature, prestigiatori, pure
madonnari, pittori del futuro,
o musici sbandati, i cantanti,
ritrattisti che in rapidi istanti
carta e matita ritraggono me o te
a dieci euro soltanto; oh dove mai
ci saremo incontrati in che magiche
sere, fu in Emilia o a Genova o a Porto,
o a casa del poeta a Recanati dal nostro
amico eterno che dal borgo selvaggio
volle fuggire ma ahimé ripreso
subito fu, e irriso; o dove ti ho incontrato,
e in che luogo, amico o amica cui
tuttora parlo di cui vedo foto
e del volto le linee, i vari sguardi
di vari tempi e luoghi. Così, mai stanco,
dove vi avrò visti - mi chiedo - e quante volte
o come sarà nata quella stima,
se così cari mi siete che col cuore
dalla mia casa vedo il vostro agire,
il quotidiano ameno, svago lavori,
piccoli impegni o grandi dolori;
e c’è chi a sera a un telefono gratis
assente a calda e pura sintonia;
e il vostro cuore perché più dentro
palpita, sempre, se mani lontane
mani mai strette, mai, pure ho tanto
avuto e io non so se del mio ho dato;
e sarà vero che ciascuno in casa
può esser meno solo tra di noi,
tra noi lontani, lontani e pure amati
che basta un avatar e un nome e una foto -
pur senza mai essersi incontrati?
12. 4. 2009
SANTI CICALA
CANDIDA SUITE.il poema della Passione Capolavoro di Santi Cicala
Vedi nelle RECENSIONI quella di DANTE MAFFIA dedicata a CANDIDA SUITE di SANTI CICALA
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Ma ora in quest’attimo sospeso, di tregua pace e morte,
questi cieli feriti disperdono le ultime piume
dell’albatro che remigava basso sulla palude.
Ora scendiamo ai sentieri più leggeri
odorando questo vento di morte, a passo a passo.
Corro verso mete vicine,
vertiginose come precipizi, ed ho le carni docili
di agnello ghermito dalle unghia rapaci.
Eppure questi cieli, e anche le piume trasportate dal vento,
eppure queste piazze e i selciati, questi acciottolati,
eppure queste agili mani e gli occhi, eppure i pianti insensati
e le parole, oggi ricorrono nei pensieri.
Nell’alba di piombo l’albastrello remigava basso
sulla palude.
E venne l’attimo che si spezzò, che rimase incerto
tra la notte e il giorno,
venne alle sagaci parole che furono carezzate
dal vento, visione di visione, quell’attimo
venne e si spezzò nelle intricate faccende,
nelle ore oscure del bisogno e del dolore,
nelle ore alacri del pianto e della noia,
quell’attimo venne e si spezzò
Siano rese grazie dovute all’alba che viene col canto
interminabile dei galli.
Il vento che raschia sotto le finestre è in compagnia
del sole, e scompigliano e mescolano chiarore ad acque miniate,
e sibila sul trave concavo alle orecchie dei pavoni
e gli asini sonnolenti.
Siano rese le grazie dovute all’alba che viene
sugli operai e donne di fatica
che non vollero dormire stanotte.
Un soffio d’aria s’insinuò
e carpì una scintilla al fuoco e dilagarono ancora
e sempre
e dilagarono ancora sulle anime dei condannati.
L’uragano è passato ed è passato per sempre, oggi
è passato l’uragano,
sulle onde del lago la notte ha recitato la prosa,
dal suo proscenio dorato si sporse una dama
e i fiori intrecciati a ghirlanda le fecero una buona accoglienza.
Qui, per questa effigie, una novità di rancori
venne scolpita sul duro marmo e gli scalpelli intinti
nel sangue cancellarono sapientemente le rughe.
Ora siano rese le dovute grazie all’alba e al giorno
che viene col canto interminabile dei galli.
(E’ Pietro a parlare. Descrive la fuga sbandata per le vie della città,
c’è poi il canto del gallo, il verificarsi puntuale della profezia del Maestro.
E poi che tutto è compiuto, la catarsi. L’inizio di una nuova era).
SII GENEROSO !OSPITA ANCHE IL TUO AMICO
ROBIN HOOD !!!!
Sono passato da casa Principessa
mi hanno detto che era andata a messa
in questo giorno di sabato santo
ai nobili la messa calza come un guanto.
Ma io colgo l’occasione amica cara
per gli auguri di una buona e santa Pasqua
e se i poveri incontra per la strada
su via metta subito mano nella tasca.
E il mio augurio di resurrezione
vada anche ad amici parenti e buontemponi !
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Passo nottetempo Principessa
percorro intrichi di foresta in sella
fino a giungere al castello lancia in resta.
E qui o donna tra gli astanti è ressa,
di modici questuanti, dispersi spasimanti;
ma su tutti devo aggirare guardie attente:
uomini armati che chiudono il passaggio
in queste notti in cui sognarLa è assaggio
di ciò che proverò tra le Sue braccia.
Oh Principessa Ella non sa che tedio
ogni notte superare le sue guardie:
ma ho portato con me quei bei liquori
- alcolici proibiti - ma i languori
dei guardiani armati fino ai denti
sono tanti e tali che presto mia divina
saranno a terra dormienti e supini!
Ed ecco sceso dalla mia cavalcatura
giungo alla porta grande imperitura
e poiché il Principe è tipo assai guardingo
prendo i cunicoli da lei suggeriti e… bingo!
entro e mi trovo in quegli anditi bui
almeno rischiarati dalle torce
e vengo su, salendo per le scale,
supero di quadri e spade grandi sale,
e poi mi aggiro per luoghi perigliosi
e intanto l’ansia sale, e i miei golosi
sensi, vibrano si, Principessina amata;
fino che in fondo a un vano semibuio
di porpora rossa, un baldacchino!,
vedo Ella, oh è in attesa commossa,
e quasi quasi mi scappa l’inchino:
O Principessa, mia adorata donna,
io che l’ amo con la gonna e senza gonna
eccomi giunto al nostro appuntamento
sferrando attacchi ad ostacoli in fila
per riammirare il suo etereo portamento:
che donna mirabile, che corpo sinuoso,
che animo gentile, e occhi trasparenti,
sarà che furon nobil suoi parenti, o donna,
ma ora amiamoci con reciproci consensi,
e mentre dei baci serviamo la portata
chiudiamo le porte e… Alla prossima puntata.