IMMAGINE DI SUSY RASTELLI
Da Poesie di Terra e di mare Edizioni Simple Macerata 2006
MAI
Stupendo
è il prato
come la foresta,
e magnifica
come l’aquila
è la libellula.
Pure lo stagno
è vasto e misterioso
come il mare
e fantastiche
sono le gocce
e le stelle.
O Dio di Bellezza,
non cesserai
mai di stupirci!
Tolentino, Abbazia di Fiastra
VOLI
Colombi
in volo:
le ali
mutate
in argento
dal sole.
Tolentino, Abbazia di Fiastra
LE STELLE
Le stelle,
stasera,
dicono
una sola
parola:
Dio.
Macerata, Collevario
FELICE
La pozza
d’acqua
è felice:
ha
imprigionato
il cielo.
Treia, viale Nazario Sauro
PRIMAVERA
Il sangue
ebbro
il merlo
danza
davanti
alla sua amata.
Macerata, Collevario
NUBI
Oh nubi,
come vetri
colorati
di caleidoscopio
rinnovate
ogni giorno
lo spettacolo
del cielo!
Tolentino, Abbazia di Fiastra
NELLE FOGLIE
Ombra
tremante
nel bosco.
Nelle foglie
del pioppo,
la paura.
Tolentino, Abbazia di Fiastra
ASCOLTO
Azzurri.
I ciottoli
in ascolto
del mormorio
del mare.
Porto Recanati, viale Primo Maggio
Da Poesie verdi e azzurre Edizioni Simple Macerata 2009
SULLA SOGLIA
Battiti
rapidi
d’ali
sulla soglia
del bosco.
Timore.
Mistero.
Tolentino, Abbazia di Fiastra
UN’OMBRA
Il volto
freddo
della luna.
Un’ombra
corre
sulle foglie
nere
sulla candida
neve.
Macerata, Collevario
TRAMONTO
Nel sole
del tramonto,
voli
neri,
campane
mute.
Tolentino, Abbazia di Fiastra
DAVANTI
Davanti
alle alte
onde
spumanti,
un uomo
e un cane:
due puntini
davanti all’immenso.
Porto Recanati, viale Scarfiotti
da Poesie d'amore Edizioni Simple Macerata 2008
Quando,
dal ramo,
la gazza
spiccò
il volo,
il ramo
si staccò
dalla quercia
e volò
via con lei.
IL SOGNO
Era venuta a trovarlo nel sogno,
e, nel nel sogno gli aveva detto: Io
voglio vivere con te tutta la vita,
voglio vivere con te anche dopo la morte,
perché tanto mi sei entrato nel sangue
e nell'anima.
FORSE
1Nulla si crea nulla si distrugge,
ma tutto si trasforma. E gli atomi
che adesso compongono il mio corpo
domani saranno in qualche fiore,
nuvola, ala, albero o goccia
o mano... ma di me non resterà più nulla.
Forse, chissà se un brano di memoria
dal mio sangue passerà a altro sangue,
e, un giorno, un altro uomo amerà
il tuo volto in un volto che ti ricorderà,
o amerà la tua voce in una voce
che alla tua assomiglierà?
LA CANZONE
In un cabaret di Amburgo
ascoltammo una creola
cantare una canzone, in inglese.
Aveva una bella voce
e la cantava con grande passione.
Il mio amico sapeva l'inglese.
Gli chiesi di tradurmela.
La musica era molto bella,
ma non so scriverla.
Le parole sono queste:
Ho conosciuto una città
che quattro fiumi
rendevano felice.
Il primo
era bianco come il latte
e aveva il dono
di pulire l'anima.
Il secondo
aveva il rosa dei tramonti
e ti faceva vivere
con la gioia nel cuore.
Il terzo
era celeste come il cielo
e ti donava la pace
con gli altri e con te stesso.
Il quarto
aveva il colore dei tuoi occhi
e quando lo toccavi
diventavi felice.
Io
sono quella città
e tu
quei fiumi
per me.
Antoine-Laurente de Lavoisier (1743-1794)
NOTA BIO-BIBLIOGRAFICA
Adriano Accorsi è nato a Treia (Macerata) nel 1940. Bancario in pensione. Vive a Macerata. Il suo primo libro pubblicato è stato Visibile invisibile, Forum/Quinta Generazione, Forlì 1983, vincitore con alcune liriche del Premio Galla Placidia 1981 con la seguente motivazione: La lezione linguistica leopardiana, la sua poetica degli oggetti, sono spinte dal poeta verso un naif di tipo francescano, con un coraggioso scialare dell’aggettivo qualificativo e del participio presente. L’andamento narrante, che fa perno – ancora leopardianamente – sulla torre e sulla piazza, crea con estrema semplicità l’immobile alone di mistero dei borghi marchigiani, il circuito magico in cui vive e si agita per minimi accadimenti il segreto delle cose e delle creature che abitano lo spazio vis-à-vis. Nel 1984 sempre con il libro di poesie Visibile invisibile viene scelto fra i candidati per il Premio Viareggio Opera Prima. Ha pubblicato poi il poema Il viaggio, Stamperia dell’Arancio, Grottammare (AP) 2004. In merito il noto critico Giorgio Bàrberi Squarotti così si è espresso: Il poema fa pensare al Roman de la Rose e al Fiore, costruito com’è sul viaggio allegorico, grandioso e alacre, ben ritmato e concettualmente altissimo e fascinoso. E’ un’opera singolare, straordinaria; il libro Poesie di terra e di mare, Edizioni Simple, Macerata 2005; il romanzo Il dono della memoria, con la seguente nota critica di Giorgio Barberi Squarotti: Romanzo egregio. Racconta una vicenda di formazione e di esperienze piena di avventure, di stupori, di fervori, di scoperte e resa saporosa e giocosa dal linguaggio, fra dialetto e sapienza di lingua. Le vicende dell'infanzia sono reinventate in modo davvero ammirevole. Gruppo Editoriale Marche, Civitanova Marche (MC) 2006. Nel 2008 il libro di poesie Le porte sempre con le Edizioni Simple, Macerata ha conseguito il VI Premio nella Sezione Poesia del IV Concorso Internazionale di libri editi bandito dal Centro Culturale Studi Storici della Città di Eboli (Salerno) e nel 2009, sempre con le Edizioni Simple di Macerata il libro Poesie verdi e azzurre con la prefazione di Irene Starace, postfazione di Matteo Ricucci e con la seguente Nota critica di Giorgio Bàrberi Squarotti: Divertimento e ammirazione nella lettura di Poesie verdi e azzurre. Adriano Accorsi ha scelto per questo libro l'essenzialità acuta e alacre e inventiva, fra mare e colline. E visioni fulminee, di alto livello. Nel 2010 ha pubblicato con la Genesi Editrice il libro di poesie La carne lo spirito
con con la prefazione di Francesca Luzzio e con la seguente nota critica di Giorgio Bàrberi Squarotti: Viva gioia e ammirazione nella lettura della raccolta di poesie La carne lo spirito di Adriano Accorsi. Il libro offre una straordinaria armonia di misticismo e di erotismo, sull'eco del Cantico dei cantici. C'è, dentro, uno slancio altissimo di esaltazione del divino e di celebrazione della bellezza dei corpi in quanto supremo dono della creazione e tramite fervido della preghiera e della visione. Il ritmo è sontuoso e animato.
Prefazione
di Francesca Luzzio
sul libro di poesia LA CARNE LO SPIRITO
Il titolo della silloge si può considerare sintesi minimale del contenuto, infatti “carne e spirito” si alternano progressivamente nel testo come sequenze apparentemente antitetiche nel sema, ma di fatto se non sinonimiche, sicuramente convergenti nel fine ultimo che persegue l’autore: il possesso del bello e perciò dell’assoluto, di Dio.
La parola “aretè” nel greco antico indicava il bello e il buono, infatti ciò che è bello non può non essere buono, né ciò che è buono può non essere per la sua stessa essenza bello.
Dunque il poeta è alla ricerca dell’aretè che nella terrestrità trova la sua espressione nel “calòs“ femmineo, nell’ambito della spiritualità si pone come ricerca di Dio.
La bellezza è anatomicamente gustata e goduta, ma l’eros presto trascende il carnale per divenire termine di paragone di valori: ... Il tuo seno/ ci è ancora più caro della speranza... Tu sei la musica, l’amore, e la poesia. Tu sei il sogno,/ il mito,/ la leggenda. ( in Le tue cosce inebrianti ).
Certo, non siamo di fronte alla donna-angelo di Dante e degli Stilnovisti, né di fronte alla Cinzia di Montale, comunque per Accorsi, come per i suddetti poeti, la donna è salvezza, è colei che fa trascendere il terreno e le sofferenze per raggiungere mete altrimenti non perseguibili: Oh stupenda,/ agile bellezza! Il giovane/ che saprà conquistarti/ avrà per premio/ la felicità...
La salvezza che la donna offre, o meglio che il suo corpo offre, è però tutta terrena e trova nell’hic et nunc il suo inizio, il suo scopo e la sua fine.
Il poeta è consapevole di tale finitezza, pertanto non si contenta e cerca con angoscia l’immortale, che lo induce contemporaneamente a trascendere, ad andare oltre, verso la ricerca di Dio, a cui vorrebbe attingere quale imperitura salvezza, quale unica fonte di quell’aretè che il poeta non solo vorrebbe personalmente vivere, ma vorrebbe che l‘intera umanità vivesse.
Ma Dio è lontano, appare e dispare, spesso è desiderio e non possesso, meta da perseguire, ma difficile da raggiungere.
Tanto male il poeta sente insito in sé, tanto nell’umanità corrotta: ...Abbi pietà di noi, Signore, perché siamo deboli,/ perché amiamo noi stessi più di Te,/ perché siamo schiavi delle nostre voglie... ( in Non ti amiamo) e questo male rende l’uno e l’altra incapaci di amare Dio.
Tale incapacità, tuttavia non si traduce in rassegnazione e, se talvolta pare contentarsi del terrestre calòs, più spesso questo si pone come risultato ultimo di un processo diairetico che tende platonicamente all’idea assoluta del bello, cioè a Dio in cui trova compimento quell’aretè di cui prima si diceva: Il gabbiano e le sue ali tese/ alla mercè del vento./ Che le nostre volontà siano come le sue ali./ Alla mercè di Te, Dio.( in Come le sue ali )
La silloge è divisa in varie sezioni, introdotte da versi-chiave che fungono da frontespizio; la loro eterogenea alternanza semantica, rivela l’oscillare esistenziale del poeta diviso tra cielo e terra, in una costante ricerca che nella mercè divina trova il suo approdo, ma non la soluzione.
Il linguaggio semplice, direi quotidiano, ma non osceno, nonostante la frequente tematica erotica, rende i versi fruibili ad ogni tipo di lettore. Inoltre, il procedere spesso anaforico del discorso, la calibrata disposizione delle parole, sia grammaticalmente che graficamente, aumenta la pregnanza semantica dei versi che in tal modo rendono appieno l’ispirazione che li ha originati.
Accorsi Adriano è nato a Treia (MC) il 4 ottobre 1940.
Vive a Macerata.
E' autore di:
Visibile invisibile, Forum/Quinta Generazione, Forlì, 1983
Il Viaggio (poema), Stamperia dell'Arancio, Grottammare (AP), 2004
NEL CREPUSCOLO AZZURRO
Nel crepuscolo azzurro
malinconicamente disteso,
nel mare cheto e dolente, a un tratto,
dalla caligine bianca
un rombo di motore e poi l'agile barca
e il pescatore, ritto, con le gambe
ben salde le spalle larghe il petto
possente e trionfale al centro
dell'immensa azzurrità.
E quando esplose
la sua voce maschia e vigorosa esprimente
l'indomito coraggio il mare
si calmò di più. Con asciutte parole
raccontò al gobbo dagli occhi
dolci quando guardava
il mare la pesca avventurosa.
Porto Recanati, viale Lepanto
OH IL ROSA DEI
LAMPIONI
Oh il rosa dei lampioni
appena accesi
contro l'azzurro
stanco della sera!
Pigre e annoiate le barche
se ne stavano ferme
nell'indolenza del mare
somigliante a quell'ora una terra
irreale e celeste
e assurdamente piana. Poi,
mentre una barca scivolava
serena verso il porto
e le case di Numana
si accendevano a una
a una per salutare
il mare le rondini
giocarono a lungo
dinanzi al volto
mesto della luna.
Numana, molo
NEL VENTO BRUNO
Nel vento bruno della sera, i tigli
iniziarono il canto del bambino
intimorito dalla notte. Fredde,
laggiù, le luci delle barche
dei pescatori si mutarono in stelle
e l'azzurro del mare
in vuoto spazio siderale.
La montagna, simile
a colossale pachiderma, s'addormiva
cullata dalle onde narranti
mirabili leggende. A un tratto
lo spirito del mare si palesò
negli occhi di un fanciullo. Ecco
un barlume di ciò che proverete
quando sarete dinanzi a Dio, disse
con la sua voce azzurra
e imperturbabile
l'affascinante spirito del mare.
Sirolo, piazza Vittorio Veneto
VICINE
Mattino.
Luccichio
di un gruppetto
di stelle
scese
sulle onde
vicine
alla riva.
Porto Recanati, via Palestro
LA MENTE
La rondine
la nuvola
il mare
e un uomo
che pensa
la rondine
la nuvola
e il mare.
Porto Recanati, piazza della Marina
COME
Ripete
l'eco
delle tue
onde
come
conchiglia
l'orecchio.
Macerata, inverno
STORIA D'AMORE
Un giorno la montagna
che amava tanto il mare
mi raccontò
la sua storia d'amore.
Disse:
Mi chiamo Conero.
Una volta anch'io ero lassù
con i miei amici,
e mi indicò i Sibillini lontani,
e il mare era vicino a me. Ma poi,
pian piano, il mare
venne quaggiù,
e io lo seguii, perchè tanto
era l'amore.
Porto Recanati, piazza della Marina
ALI
Nel cupo
grigio
si dissolve
il Conero.
Saette lucenti
percuotono
il mare
e le onde impaurite
fuggono
a riva.
Al di là,
alte,
candide,
le ali
imperturbabili.
Porto Recanati, via Palestro
LA VELA
Non volo
di gabbiano.
Nessun volo
di rondine.
Immensi
spazi
silenziosi
e azzurri.
Bianca
lontana
e immobile
è la vela.
Porto Recanati, piazza della Marina
DAL MARE
Esce
dal mare:
gli occhi
di neve,
il corpo
di menta
e di miele.
Porto Recanati, via Marinai d'Italia
IL FANCIULLO
E IL MARE
Il sole,
il mare,
l'immenso
luccichio
e,
nell'ingenuo
cuore,
l'infinito
stupore.
Porto Recanati, piazza Brancondi